Viaggio in Portogallo

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Impressioni portoghesi -3: Porto

Porto

Porto

Ed eccoci quindi a Porto, ultima tappa del viaggio in Portogallo. La stanchezza comincia a farsi sentire ed il bisogno di tornare a casa pure. Tuttavia anche questa città ha diverse cose da offrire: molto meno turistica di Lisbona, forse a tratti più autentica della capitale, anche Porto vive di contrasti. Il degrado e l’abbandono si scontrano con una modernità ancora non totalmente esplosa, nemmeno nelle zone più nuove e commerciali della città.

La Ribeira, il centro storico situato sulle rive del fiume Douro, è un po’ lo specchio di Porto, e forse – se vogliamo – di tutto il Portogallo visitato nelle precedenti settimane. La presenza del fiume, l’importanza del mare a pochi chilometri di distanza, le tracce indelebili lasciate da un passato vivo e tormentato, regalano ai visitatori un presente da scoprire ed assaporare nelle sue varie sfaccettature. È nuovamente il vecchio a scontrarsi con il moderno: vicoli stretti – talvolta bui, talvolta sporchi – che sfociano nella luce dei ristoranti all’aperto; il ponte Dom Luís, progettato da un allievo di Eiffel (e si vede!) che è percorso quasi ininterrottamente da una modernissima metropolitana; le numerose e vecchie aziende vitivinicole – che popolano, al di là del fiume, la città di Gaia – sovrastate da due linee di funivia…

Gaia

Gaia

A Gaia visito una delle aziende in questione: al prezzo di pochi euro si può partecipare ad un tour guidato nelle cantine allietato da tre assaggi di Porto, l’uno con caratteristiche molto diverse dagli altri. La tentazione sarebbe quella di visitare anche le altre aziende della zona, ma le conseguenze potrebbero non essere del tutto piacevoli. Desisto.

Non mi lascio sfuggire, invece, una piccola visita al quartiere di São Pedro da Afurada: un vecchio villaggio di pescatori, situato sulla riva sud del Douro, rimasto ancorato alle sue origini. Vedere le famiglie arrostire il pesce in strada e imbandire la tavola fuori dalle case è un rito che sa di antico. È anche questo un qualcosa che mi riporta indietro nel tempo, che mi fa ricordare dove siano nate le mie radici. E che mi fa pensare a dove abbia poi deciso di piantarle quelle radici…

São Pedro da Afurada

São Pedro da Afurada

Imponente la chiesa di Santa Clara, interamente decorata con sculture di legno dorato, nonché la più moderna Casa della Musica: un teatro polivalente, dall’architettura moderna e funzionale, non al pieno delle attività per mancanza di fondi. La cosa non mi stupisce e non mi suona nuova: esattamente come non mi stupiscono e suonano nuovi gli slogan che leggo e sento quando incontro una manifestazione di piazza organizzata contro Governo ed i soliti poteri forti.

Manifestazione per le strade di Porto

Manifestazione per le strade di Porto

Aveiro è la meta di una gita in giornata: situata ad un’ora di treno da Porto, la cittadina è particolare per una rete di canali che la attraversano. Tralasciando le pseudo gondole che portano a spasso qualche turista, mi colpiscono alcuni palazzi in stile liberty in una delle vie principali della cittadina, la vecchia stazione ferroviaria e qualche opera di arte moderna qua e là. Per il resto, nulla di più: sono ormai in overdose da Portogallo. Me ne rendo conto e cerco di pensare a quanto saranno piacevoli quei pochissimi giorni che passerò in Sardegna prima di tornare a Stoccolma.

Aveiro

Aveiro

Il Portogallo lascia comunque dei segni importanti nella mia esperienza di viaggiatore. Il fascino di certi angoli e l’atmosfera respirata in certi momenti saranno cose difficili da dimenticare. Così come certi piatti assaggiati nelle varie tappe del viaggio. Chissà se un domani farò nuovamente rotta per le terre lusitane: nel frattempo mi auguro soltanto che la mano dell’uomo non continui a fare più danni del terremoto del 1755. Danni che furono veramente ingenti e copiosi…

Porto - Il ponte Dom Luìs

Porto – Il ponte Dom Luìs

Impressioni portoghesi – 2: Lisbona

Lisbona - Torre di Belém

Lisbona – Torre di Belém

Non faccio neanche in tempo ad uscire dalla stazione degli autobus di Lisbona che mi accorgo di avere la febbre. La notte prima non sono stato benissimo, le quattro ore di viaggio in autobus da Lagos – senza sosta e con aria condizionata al massimo – non mi hanno di certo aiutato e la temperatura con cui ci accoglie la capitale non è tra le più fresche. Riuscire a capire come funziona e prendere la metro, prendere atto del fatto che il biglietto della metro non è valido per gli autobus, prendere un autobus, giungere finalmente all’appartamento affittato…ed ecco che il colpo di grazia per il sottoscritto è bello che servito.

Riesco comunque a reagire (leggi: riempirmi di farmaci) e nel giro di un giorno e mezzo sono nuovamente abbastanza in forma. Era già da qualche anno che Lisbona mi chiamava ad alta voce: avevo intuito il fascino che poteva offrire ai miei occhi e, nonostante me l’aspettassi un po’ diversa, non mi ha deluso. Anzi. Probabilmente, per come sono fatto io, è stata la città che – tra quelle visitate – mi ha catturato maggiormente.

L’anima metropolitana, a Lisbona, si fonde quasi per magia con quelle tracce genuinamente popolari che si possono trovare – purtroppo in misura sempre minore – soltanto nei piccoli centri. I panni stesi ad asciugare al sole nei vicoli dell’Alfama, le finestre aperte e le voci squillanti nel Barrio Alto, le piccole botteghe alimentari e le numerosissime ferramenta, l’odore di pesce arrosto ed il profumo di marsiglia mi riportano, ancora una volta, alle mie origini: basta soltanto chiudere gli occhi per un attimo, dimenticarsi di essere comunque in un Paese straniero ed il gioco è fatto.

Lisbona - Monastero dei Geronimiti

Lisbona – Monastero dei Geronimiti

Assurdi, anche qui, i contrasti: in certi quartieri la differenza tra ricco e povero è ben evidente. Un po’ tutta la città ha stampato nei suoi vicoli, sui suoi muri, nelle sue strade la storia travagliata e difficile che l’intero Portogallo ha vissuto e – sotto certi aspetti – continua a vivere. Ed ecco quindi che ad edifici ben tenuti e ristrutturati si affiancano decine e decine di palazzi abbandonati, a finestre e balconi ben curati vetri rotti ed infissi distrutti, a facciate incantevoli centinaia e centinaia di azulejos danneggiati e pericolanti. Peccato ma per fortuna al tempo stesso, mi dico. A parlare è la mia anima di viaggiatore, non quella di turista: vedere in faccia la realtà e cercare di immedesimarmi nelle vite dei vari posti è un qualcosa che devo fare in tutti i miei viaggi.

Quando, invece, è proprio quest’ultima a parlare, abbandono l’istinto che mi fa camminare a vuoto, prendo la cartina e vado dove tutti gli altri vanno. Il Monastero dei Geronimiti e la torre di Belèm sono un must, imponente anche il Monumento alle Scoperte poco distante che offre, dalla sua sommità, una vista panoramica sulla città, sul fiume Tejo e sul Ponte 25 aprile. Immancabile un giro in tram, la visita ad alcune chiese, una capatina nei vari belvedere della parte più alta della città ed una nella zona più moderna. Il tutto accompagnato, molto spesso, dalle note del Fado che si sprigionano dalle case e da alcuni locali.

Sintra - Palácio da Pena

Sintra – Palácio da Pena

Molto interessante la gita di una giornata a Sintra, una piccola cittadina in collina ad un’oretta di treno da Lisbona. Il centro del villaggio è carino ma, chiaramente, un po’ troppo affollato dai turisti. Tuttavia, con un tortuoso viaggio in autobus di una decina di minuti si arriva al punto più alto della zona: è lì che ha sede il Palácio da Pena, un palazzo che – con il suo amalgama di stili – sembra quasi un castello fiabesco, benché siano i suoi giardini a lasciare il segno. Un poco più giù si trova il castello moresco, che colpisce soprattutto per la sua posizione e la vista panoramica che dà sul villaggio, sull’Atlantico e – in lontanza – su Lisbona. Al centro del villaggio c’è invece il Palácio Nacional de Sintra, con degli interni niente male: stupende le decorazioni di alcuni soffitti. Obbligatoria, a Sintra, una pausa in una pasticceria: altra cosa che in Portogallo va molto forte sono proprio i dolci, alcuni veramente buoni.

La seconda parte del viaggio si conclude – a parte la febbre – esattamente come era iniziata, con un viaggio in autobus. Questa volta la meta è Porto, ma il racconto sarà l’argomento del prossimo post.

Lisbona - I tipici tram

Lisbona – I tipici tram

Impressioni portoghesi – 1: l’Algarve

Lagos

Lagos

Fare rotta verso il sud dell’Europa fa sentire sempre bene: il clima, la gente, il paesaggio, il cibo di certe latitudini, sono tutte cose che mi appartengono, che sento mie. Meglio dire, che il mio corpo sente sue. È quello il suo habitat naturale, lo sa lui e lo so anch’io.

Il Portogallo mi fa sentire a casa non appena scendo le scalette dell’aereo che mi ha portato a Faro: finalmente sole, finalmente caldo, finalmente qualche giorno per dimenticare l’estate svedese appena trascorsa. Tempo di ritirare il bagaglio e recuperare un’auto e siamo già sulla strada per Lagos, sede scelta per la prima settimana portoghese.

Le città della costa sud dell’Algarve ispirano poco o niente: vittime di un turismo volgare, prevalentemente britannico, non offrono niente di nuovo ai miei occhi. Ville, hotel e appartamenti ultralussosi – che contrastano in modo orribile con le architetture più vecchie –  fanno da cornice ai soliti, classici centri cittadini zeppi di ristoranti dai menù in cinquanta lingue, negozi di souvenir, locali di vario genere. Non proprio quello che sto cercando. Unica piccola eccezione la fanno Tavira ed il piccolo borgo di Cacela Velha e forse, in parte, la stessa cittadina di Lagos: camminare senza cartina in mano e lasciarsi trasportare dall’istinto può riservare, a volte, delle piacevoli sorprese.

Cabo de São Vicente

Cabo de São Vicente

Un po’ più autentiche, chiaramente, le cittadine all’interno della regione: Silves, in particolare, dominata da un castello moresco ancora intatto merita almeno una mezza giornata di visita. Ma anche la zona intorno a Monchique, compresa la cima più alta dell’Algarve (nessun colosso, sia chiaro, stiamo parlando di poco più di 900 metri s.d.m) offre delle viste panoramiche niente male, un’atmosfera molto più rilassante rispetto alla costa e strade leggermente più interessanti della costiera N125: pessima, quest’ultima, vista la quantità abnorme di semafori, la presenza di mezzi pesanti e la qualità non eccelsa della carreggiata. Se poi consideriamo che l’auto noleggiata è una Fiat Punto con le sospensioni scarichissime…

Di tutt’altro tenore le emozioni provate percorrendo la costiera tra Lagos e Cabo de São Vicente e poi, a seguire, le strade della Costa Vicentina. Affascinante, a Sagres, una vecchia scuola nautica fondata dall’Infante Enrico, il padre della navigazione portoghese e pietra miliare per i futuri esploratori lusitani e molto particolare anche lo stesso Cabo de São Vicente, l’estremità sud/ovest del continente europeo, popolato da un faro/museo.

Praia da Bordeira

Praia da Bordeira

Ma il vero spettacolo della regione è un altro. Uno spettacolo che, nonostante io sia sardo ed abbia avuto la fortuna di nascere e crescere in un posto ricco di bellezze di tal genere, è riuscito a stupirmi: è stato bello perdersi in spiagge sterminate, spesso deserte, delimitate – da un lato – da costoni altissimi, antichi, gracili e pericolanti, dall’altro dall’Oceano Atlantico. Un mare che è insieme fine del mondo e senso di libertà; un mare che ti ricorda in ogni momento e senza scrupolo quanto sia piccolo l’uomo.

Una nota positiva va anche al cibo: la cucina portoghese è ottima. Leggermente più cara di quella andalusa provata un anno fa, ma più varia e – a parere mio – migliore. Ottimo un ristorantino sulla spiaggia a Lagos ed ottimo il caffè espresso un po’ dappertutto: aveva ragione Tiziana, una lettrice che segue il blog via Facebook e che ringrazio ancora per gli spunti preziosi che mi ha dato prima della partenza.

Restituita la macchina, prendiamo un autobus che in quattro ore ci porta a Lisbona. Ma questo sarà un altro post.

Praia do Castelejo

Tramonto sulla Praia do Castelejo