Partito Socialdemocratico svedese

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Aspettando il Congresso – 1

Le dimissioni del leader socialdemocratico, arrivate quasi due mesi dopo la pesante sconfitta elettorale, hanno acceso – come era prevedibile – una serie di dibattiti, interni ed esterni al Partito della rosa rossa, in merito al possibile successore di Mona Sahlin. I nomi che circolano in questi giorni sono tanti, e da qui a marzo ci sarà sicuramente una scrematura dei papabili. In ogni caso, solo il Congresso avrà l’ultima parola.

Un interessante sondaggio Novus, commissionato dall’emittente televisiva TV4, offre comunque un valido punto di partenza per un’analisi.

Caratteristiche del futuro leader.

Il primo quesito del sondaggio chiedeva di scegliere – tra nove caratteristiche e rispettivi contrari – quali peculiarità dovrà avere il futuro leader dei Socialdemokraterna. Indipendentemente dall’appartenenza elettorale, il campione preferirebbe: un leader dotato di fermezza (76%) piuttosto che di capacità di ascolto (15%); un “modernizzatore” della politica (74%) piuttosto che un socialdemocratico tradizionalista (15%); un soggetto che abbia dimestichezza con la politica e il Partito (61%) piuttosto che uno relativamente giovane (27%). Quasi nessuno vorrebbe un candidato di origine straniera (4%), pochi quelli che vedrebbero di buon occhio una personalità esterna al Partito (25%). Più numerosi quelli che preferirebbero un leader con background operaio (42%) piuttosto che accademico (27%) e quelli che vorrebbero un ordförande proveniente dalla campagna (30%) piuttosto che da una grande città (19%). Percentuale simile per chi, alla guida del Partito, preferirebbe una donna (22%) piuttosto che un uomo (20%). In perfetta parità, invece, chi prediligerebbe un leader “più di sinistra” o “più di destra” (33%). Chiaramente le percentuali mancanti si riferiscono a chi non ha espresso nessuna preferenza tra le due alternative.

Gli elettori socialdemocratici.
Sondaggio Novus - 1

Quali caratteristiche dovrà avere il futuro leader socialdemocratico? Il parere dei suoi elettori.

Gli elettori socialdemocratici hanno fatto registrare grosso modo le stesse tendenze del campione totale degli intervistati. Si rafforzano le preferenze per una persona determinata (82%), con un approccio modernizzatore (70%), per un soggetto “rodato” (66%) piuttosto che più giovane (29%). Pochi elettori accetterebbero di buon grado una personalità esterna al Partito (15%). Pochi quelli che vorrebbero il proprio candidato di origini non svedesi (6%). Anche (e soprattutto) per gli elettori socialdemocratici sarebbe meglio una persona proveniente dalla campagna (32%) piuttosto che da una grande città (17%), che abbia un legame con la classe operaia (51%) piuttosto che con ambienti accademici (22%), e che sia donna (27%) piuttosto che uomo (23%). Ovviamente pochi – ma comunque numerosi – elettori socialdemocratici vorrebbero, per il proprio Partito, una guida orientata a destra (9%) piuttosto che una persona con valori di sinistra (63%).

Spostamento a destra, spostamento a sinistra, nessuno spostamento?

Il futuro leader socialdemocratico dovrà spostare il Partito più a sinistra o più a destra?

L’ultimo dato si rispecchia nelle aspettative dell’elettorato socialdemocratico in riferimento alla posizione del Partito nello spettro destra-sinistra (terzo quesito del sondaggio): il 39% ritiene doveroso riconsiderare certi valori di sinistra e in tal senso si auspica uno spostamento del Partito in quella direzione; il 6% vorrebbe uno spostamento verso destra; il 45% – dato emblematico – si ritiene soddisfatto dell’attuale posizione.

Tuttavia, se si considera l’intero campione analizzato nel sondaggio (elettori socialdemocratici più elettori di altri partiti) si scopre che il 30% crede che la attuale posizione socialdemocratica sia ben bilanciata, che il 29% vorrebbe vedere i Socialdemokraterna un po’ più di destra (altro dato a mio parere emblematico) e che il 21%, infine, predilirebbe un orientamento “più a sinistra”.

Le dimissioni di Mona Sahlin

Mona Sahlin

Il leader del Partito Socialdemocratico svedese, Mona Sahlin, ha rimesso il suo mandato nelle mani del Congresso (che si terrà – presumibilmente – nel mese di marzo del prossimo anno).

Le dimissioni vengono dopo un batti e ribatti durato quasi due mesi: la pesante sconfitta subita dai Socialdemocratici alle recenti elezioni, la strategia politica adottata negli ultimi quattro anni di opposizione ed un appeal elettorale debole e poco convincente, sono stati elementi determinanti nel dibattito interno al Partito. Gli “oppositori interni”, aumentati dopo la sconfitta di settembre, hanno avuto la meglio sulla tenacia dimostrata dalla Sahlin, restia  – sino alla fine – all’idea di lasciare la guida dei Socialdemokraterna.

A mio modesto parere, credo che la Sahlin non avesse altra alternativa. Credo che il Partito Socialdemocratico debba rinnovarsi, abbassare l’età media dei propri componenti, avere il coraggio di affrontare certe questioni, e cercare di riconquistare quel bacino elettorale che, ormai da svariati anni, si rivolge sempre con maggiore insistenza alle altre forze politiche di sinistra e di destra. Un passo importante, in questo senso, è stato fatto qualche settimana fa con lo scioglimento dell’alleanza rosso-verde che aveva inglobato – per qualche anno – i tre maggiori partiti di centrosinistra: una scelta che, probabilmente, verrà considerata molto positivamente da una nutrita schiera di elettori (soprattutto socialdemocratici).

La sfida dei prossimi mesi sarà trovare un nuovo leader: giovane, preparato, estraneo da qualsiasi tipo di controversia (come il Tobleroneaffär, ad esempio), e con un pizzico di carisma in più da contrapporre a quello (forte ed intelligente) dell’attuale Primo Ministro Fredrik Reinfeldt.