Norrland

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Impressioni Norrlandesi

Ho ancora l’autostrada che mi scorre negli occhi: d’altronde i duemila chilometri e passa macinati, tra Småland e Norrland, negli ultimi dieci giorni non potevano non lasciare tracce. Se il sud svedese mi ha questa volta salutato con la pioggia, il centro-nord mi ha accolto con un bel sole che – a parte qualche normale rovescio stagionale – ha accompagnato tutta la permanenza. Del Norrland mi ha colpito il paesaggio sostanzialmente diverso dal resto della Svezia da me conosciuta: boschi, un po’ più radi e per lo più abitati da abeti e pini silvestri; colline che preparano gli occhi alle montagne vere e proprie; laghi molto più trasparenti e più freddi. Il tutto invaso da una quantità spaventosa di zanzare, circondato da un’aria diversa, più leggera e buonissima, ed illuminato a giorno anche nelle ore notturne.

Uno scorcio di Norrland

Uno scorcio di Norrland

I giorni in Norrland sono stati anche occasione per immergermi, in modo più intenso, nella completa svedesità della famiglia acquisita: tra suoceri, cognati, zii e nonna, ho potuto capire un po’ di più come funzionano certe cose da queste parti. Il bilancio è soltanto positivo: ormai mi sento parte di quel contesto e ciò non è soltanto merito mio, ovviamente.

Di preciso stavo ad Ånge, a poco più di un’ora da Sundsvall e qualche chilometro più a nord del centro geografico della Svezia. È là che nacque una delle nonne svedesi, in una stuga costruita da suo nonno falegname, ancora in buone condizioni. O almeno tali da garantire una confortevole permanenza estiva alla colta e simpatica vecchina. Io alloggiavo in un’altra piccola casa, nello stesso giardino: una vecchia stalla, ristrutturata e modernizzata dai miei suoceri negli anni Settanta, e rimasta pressoché intatta a quegli anni. Divertente leggiucchiare i vecchi giornaletti di Kalle Anka (Paperino) e di Fantomen (L’Uomo Mascherato), curiosare tra i vecchi giocattoli della mia compagna e dei suoi fratelli, cercare di dare un nome ed una funzione alla miriade di cianfrusaglie depositate nella vecchia falegnameria.

Tornerò presto da quelle parti: anche quella regione, come un po’ tutta la Svezia, regala il suo fascino attraverso le piccole cose, attraverso i dettagli più nascosti. Quelli che solo chi è del posto può contribuire a svelare. Ora di nuovo nella capitale, riscaldata negli ultimi due giorni da un sole veramente estivo.

A metà strada

Scappati dallo Småland causa quantità estrema di pioggia che ci ha tenuto segregati nella stuga per quasi tutto il tempo (ok, bello leggere un libro in santa pace, nel silenzio più assoluto, e riposare le ossa nel divano…ma a tutto c’è un limite), tappa intermedia a casa, a Stoccolma, e fra poco di nuovo in viaggio verso il Norrland. 600 km tutti d’un fiato, da fare in poche ore: una delle nonne svedesi riunisce la famiglia per la cena del suo compleanno. Fortuna che, almeno all’andata, dividerò il volante con un cognato.

Midsommar in Småland

Midsommar in Småland

Il tempo non sarà un granché, ma andrà sicuramente meglio degli ultimi giorni: ho un bisogno impellente d’estate, di asciugare questo cavolo di umido che risiede ormai beatamente nelle mie ossa. A tratti mi viene da rimpiangere i 40 gradi di Cagliari, il che è emblematico. E poi qui è tutto uguale, tutto monotono, tutto omologato ed omologante: un po’ mi sono stancato delle feste di Midsommar, delle sill och potatis, delle svenska jordgubbar. A me il viaggio a Berlino ha fatto male: lo dicevo io che era pericoloso andare là.