Tag: Musica svedese

Sakta vi gå genom stan [Monica Zetterlund]

Tra le canzoni “ambientate” a Stoccolma che io preferisco c’è sicuramente “Sakta vi gå genom stan”, portata al successo da una delle più grandi cantanti jazz della storia musicale svedese: Monica Zetterlund. In realtà la canzone è una cover di “Walkin’ My Baby Back Home”, pezzo del 1930 di cui esistono tantissime interpretazioni, ma la versione svedese racconta un po’ la Stoccolma che fu e che in parte c’è tuttora: una coppia che passeggia in città, i profumi dell’estate, i suoni della notte, i tram su Västerbron…

Le immagini, sicuramente girate prima del così chiamato “giorno D” (il 3 settembre 1967, quando in Svezia la circolazione automobilistica passò dalla sinistra alla destra), mostrano come fosse e come sia cambiata la città in questi ultimi cinquant’anni. Da un certo punto di vista sarebbe interessante poter tornare indietro nel tempo, magari soltanto per un giro in tram, e dare un’occhiata a come si viveva da queste parti.

 

The Band [Mando Diao]

Del fatto che il gruppo svedese “Bo Kaspers Orkester” avesse girato un video in un terrazzo cagliaritano (e precisamente quello dell’Hotel Quadrifoglio in via Peretti), ne scrissi in questo post, qualche mese fa. Evidentemente quella di girare in Sardegna è, per gli artisti svedesi, una moda! Si guardi questo video:

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Mando Diao

Mando Diao

Loro sono i Mando Diao, gruppo originario della Dalecarlia, in attività dal 1999. La canzone “The band” è stata pubblicata nell’album di debutto “Bring ‘em In”, del 2002. La location del video è Geremeas, in provincia di Cagliari, luogo in cui bazzico parecchio durante i pochi giorni estivi che solitamente passo in Sardegna.

La domanda che ora mi pongo è: chi ha deciso di girare proprio là, in una zona di certo non così pubblicizzata? È la stessa persona che c’è dietro al video dei Bo Kaspers Orkester? Magari un produttore amante della Sardegna? Chissà che non riesca a scoprirlo! Prima o poi.

Undantag [Bo Kaspers Orkester]

Un piccolo gioco musicale su una canzone di uno dei gruppi svedesi da me preferiti.

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Stockholm [Jonathan Johansson]

Una richiesta di aiuto per sconfiggere tristezza e solitudine, ma anche un bisogno urgente di amore. Questa è “Stockholm” del giovane artista svedese Jonathan Johansson, singolo estratto dal suo secondo album (“Klagomuren”) uscito un anno fa.

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Testi un po’ ermetici, ma ricchi di significato, completano delle sonorità un po’ insolite per questi tempi: i richiami, tra gli altri, a Tears for Fears (di cui Johansson ha rielaborato una cover di “Everybody wants to rule the world“) e Depeche Mode ricorrono spesso nella discografia dell’artista di Malmö. Particolare anche lo stile di canto: difficile anche per gli svedesi capire certi passaggi di alcuni brani, e poco c’entra quell’impronta di skånska che si intuisce nella sua pronuncia. In ogni caso, credo che il risultato finale sia interessante.

Some die young [Laleh]

Some die young è un singolo estratto dal nuovissimo album di Laleh, Sjung, uscito qualche settimana fa. Laleh Pourkarim nasce in Iran nel 1982: figlia di uno scrittore ed artista iraniano, arriva in Svezia ad appena un anno di età. Una delle artisti emergenti con più qualità.

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Ricchi&Fattiga

Avevo già segnalato questa roba qua nel vecchio blog, ora la ripropongo.

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Sui primi non mi dilungo. I secondi sono i Perikles, un gruppo proveniente dalla cittadina di Ystad, profondo sud svedese. E si sente! Si sono formati nel 1974 e tuttora continuano a calcare i palchi (pare con discreto seguito di pubblico per il loro genere: un misto tra dansband, rock, pop). Neanche a dirlo, il successo principale della loro lunga carriera è proprio “Var ska vi sova inatt” (1993): testo un po’ più elaborato rispetto a quello originale (non ci voleva molto, dirà qualcuno, in quanto scritto da Enzo Ghinazzi, in arte Pupo), ed arrangiamento leggermente più ascoltabile rispetto alla versione italiana (degna, quest’ultima, del peggior .midi anni Ottanta).

E’ una cosa comunque curiosa: non credo che esistano molte cover svedesi di originali italiane. Sarebbe divertente raccoglierne un po’.

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