Lituania

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Indietro nel tempo – Ultima Parte

Inglese! Aguzzo le orecchie per esserne sicuro, ma è proprio così: quello che esce dagli altoparlanti della stazione è un suono familiare, comprensibile. Vilnius ci accoglie così, dopo più di quattro ore di treno. E che treno: un vecchio notturno sovietico, con panche al posto delle poltrone e con cuccette un po’ dappertutto. Sopra di me giaceva tranquillo un ragazzo; al mio fianco una ragazza iperatletica in grado di raggiungere la sua branda in cinque mosse; di fronte un bimbo e la sua mamma con laptop e film Avatar in russo al seguito. Un’esperienza sconvolgente, soprattutto per la mia schiena.

Vilnius

Vilnius

La differenza la si respira nell’aria: il senso di angoscia e di oppressione che cominciava a farsi sentire dopo i cinque giorni trascorsi in Bielorussia pian piano svanisce. Non so se fosse più uno status mentale o qualcosa di più concreto, ma il solo pensiero di non poter usufruire appieno della mia libertà non mi faceva stare bene. Poi, certo, io ero un semplice turista, per giunta tutelato dalla diplomazia svedese: non oso immaginare cosa significhi vivere in una realtà simile o peggiore, e davvero non riesco a comprendere i vari sentimenti nostalgici di ciò che è stato – e per certi versi continua ad essere – quel mondo. Soprattutto da parte di chi, quel mondo, l’ha letto soltanto nei libri di propaganda.

Gli cepelinai

Gli cepelinai

La situazione è complicata: camminare nelle strade di Vilnius è un’impresa. Nevica di continuo, c’è ghiaccio ovunque e, a differenza di Minsk, non ci sono operai spalaneve. Sedersi al tavolo di un ristorante diventa due volte piacevole: in primo luogo perché sfidare i 40 cm di neve dei marciapiedi è assai stancante; in secondo perché – finalmente – ritroviamo la buona cucina. Zuppe buonissime, carni e dolci eccezionali, piatti tipici tutti da provare. Come gli cepelinai, in inglese zeppelin: degli enormi gnocchi di patate con ripieno di carne. Ottimi.

La Costituzione di Uzupis

La Costituzione di Užupis

Le tappe che programmiamo per questi due giorni lituani non sono tante. La prima è la visita al Museo del Genocidio, ospitato in quella che fu la sede del KGB sino a vent’anni fa. La mostra è lunga ma interessante: è incredibile come il popolo lituano, negli ultimi cento anni, sia stato libero ed indipendente soltanto a partire dal 1990. Invasioni, deportazioni, violenze ed assassinî si sono susseguiti ad un ritmo impressionante da queste parti, e sicuramente – per alcuni – le ferite rimaste aperte sono ancora tante. Basti pensare ai prigionieri politici che hanno affollato, sino al 1987, le carceri del KGB ospitate nel piano sotterraneo del palazzo: approfittando della pochissima gente presente e di un silenzio surreale, mi siedo su una vecchia branda e provo ad immaginare i suoni, le urla, gli spari, i rumori dei cucchiai nelle ciottole metalliche, le preghiere recitate sottovoce…resisto soltanto qualche minuto.

La seconda tappa è la Repubblica di Užupis, un particolarissimo quartiere poco distante dal centro che – come dice il nome in lituano – è edificato “sull’altra sponda del fiume” Vilnia. Abitato – prima dell’Olocausto – prevalentemente da ebrei, divenne residenza per i senzatetto e per numerosi artisti durante il regime sovietico. Tuttora sono numerose le abitazioni abbandonate ed occupate dagli outsider della città lituana, ma il quartiere è ordinato e pulito. Particolarità di Užupis è il suo status di Repubblica Indipendente: proclamata il primo aprile 1997, possiede un suo Presidente, una sua bandiera, un suo piccolo esercito, una costituzione che si può leggere – in varie lingue – lungo alcuni pannelli inchiodati in un muro. Una versione ridotta e probabilmente più scherzosa del quartiere di Christiania di Copenhagen, insomma.

Repubblica di Užupis

Repubblica di Užupis

E’ il turno della Torre di Gedimina, l’unica rimasta della parte alta del Castello di Vilnius. Emozionante da due punti di vista: il panorama che si può ammirare dalla sua terrazza è stupendo, ed in più è un luogo molto significativo. La bandiera lituana, nella sua cima, fu issata nell’ottobre 1988 dal movimento indipendentista nazionale nonostante l’occupazione sovietica: dal giorno sventola indisturbata al vento della libertà.

La Torre di Gedimina

La Torre di Gedimina

Le altre tappe comprendono: 1) un giro veloce per le numerosissime chiese della città (impressionante il numero di campanili che si vede dall’alto): credo che la religione cattolica, da queste parti, abbia svolto un ruolo sociale enorme nell’ultimo secolo. Lo si capisce dalla quantità di donne più o meno anziane che affollano le chiese, dalla cura di certi luoghi (la “Porta dell’Aurora”, ad esempio), dai segni di devozione per Papa Giovanni Paolo II sparsi per la città; 2) la visita dei cortili interni dell’Università, molto molto belli e particolari; 3) un giro per la prima periferia. Vorremmo fare un salto alla Torre televisiva, ma è troppo lontana; ed anche la statua di Frank Zappa (che ha preso il posto di una di Lenin) sarà meta del prossimo viaggio a Vilnius. Magari con condizioni climatiche più favorevoli.

Una bufera di neve mai vista prima e decine di voli cancellati avrebbero potuto allungare la nostra permanenza in terra lituana. Ma tutto è andato secondo i piani: tempo di fare il check-in, mangiare un altro muffin (questa volta alla carota), spostare le lancette dell’orologio un’ora indietro, e siamo a Stoccolma. La macchina del tempo ci riporta alla nostra quotidiana realtà, con nel bagaglio delle emozioni e delle immagini difficilmente cancellabili. A meno che passi di qua uno scagnozzo di Lukashenko…