Isola di Öland

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Borgholm è quello che non ti aspetti: una graziosa cittadina sul mare, circondata da verdi colline, con un centro a scacchiera. Il decumano massimo, Storgatan, è ovviamente il nucleo della vita cittadina: non più quotidiana e autoctona come quella dei piccoli borghi dello Småland, ma quasi totalmente turistica.

Nelle strade non si vedono né tedeschi, né francesi, né italiani: il turismo di Borgholm è quasi esclusivamente svedese. La visione è strana: l’internazionalità che popola Stoccolma, Malmö e le altre città svedesi che ho visitato, qui – a parte qualche eccezione – è praticamente assente. Tuttavia, l’atmosfera che si respira non è quella che più mi si confà: dopo un giro nella cittadina, la mattina è ancora lunga. Il viaggio può riprendere: prossima tappa il Castello di Borgholm, sito a qualche chilometro dal centro abitato.

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Risalente alla seconda metà del XII secolo, e più volte modificato nei secoli, fu definitivamente distrutto da un incendio nel 1806. L’enorme rovina, pressoché intatta nella sua struttura portante, è un posto affascinante: affacciata sul mare, percorribile nel suo intero, offre alla vista scorci incantevoli. La giornata, di certo, aiuta nel compito: il cielo è illuminato da un sole quasi mediterraneo, non c’è umidità, e una leggerissima brezza marina è un sollievo anche per le mie maniche corte.

Il castello – e il piccolo museo al suo interno – è di sicuro l’attrazione più grande della parte centro-settentrionale dell’isola di Öland. E viene tutt’oggi utilizzato anche come sede di iniziative culturali e concerti: gli amanti dei Roxette si ricorderanno di certo i video di “Listen to your heart” e “Dangerous“. Sì, sono stati girati proprio qui.

Il viaggio continua. L’ambiente “boreale” di Öland è abbastanza diverso da quello “australe”: la vegetazione è più rada e più chiara; e anche il traffico delle strade ha una connotazione più turistica e vacanziera. In carreggiata, mi fanno compagnia una lunga serie di roulotte e camper: scoprirò poco più tardi la loro destinazione.

DSCF7904La costa orientale offre qualche opportunità agli amanti della spiaggia: nonostante io non rientri tra essi, decido comunque di fermarmi per dare un’occhiata e per rimpinguare la pancia. La scelta cade su Böda Sand. Attraversato a piedi il campeggio più grande che abbia mai visto in vita mia (ecco la destinazione delle roulotte e dei camper!), il litorale mi sorprende positivamente: a tratti, complice anche la vegetazione selvatica che la delimita, la spiaggia sembra quasi Sardegna. Ma la foresta che abbraccia il golfo, e la temperatura – al di sotto del tollerabile – del Baltico, mi riportano alla realtà: sono in Svezia.
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L’estremità settentrionale dell’isola vede ergersi un secondo faro: più piccolo e più giovane di quello visto a Ottenby, non è da visitare internamente. Anche perché il paesaggio è sicuramente interessante, ma non regge al paragone con il gemello meridionale. Tutt’altro discorso merita la riserva naturale, poco distante dal faro, di Neptuni Åkrar: una grandissima distesa di ciottoli, scuri e appiattiti, che costeggiano il mare. Il paesaggio sembra quasi lunare: pacifico, deserto, assolato. Un’emozione difficile da spiegare.

L’obbligatoria decisione viene presa a malincuore: la strada per Vimmerby è lunghissima, la stanchezza comincia a farsi sentire, e la due giorni a Öland si avvia alla conclusione. E’ opportuno rimettersi in viaggio: un caffè e un buon våffel serviranno sicuramente alla causa. Attraversando nuovamente l’Ölandsbro ho solo una certezza: l’isola di Öland mi rivedrà sicuramente.

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La giornata comincia con i migliori auspici: già alle sette del mattino l’aria è tiepida, il cielo è limpido, e gli sbuffi di nuvole che – innocue e bianchissime – lo macchiano, non segnalano pericoli di pioggia. Anzi: il contrasto che creano con l’azzurro intenso che contraddistingue questi cieli scandinavi, è uno spettacolo speciale, benché molto diffuso a queste latitudini. La cornice è perfetta per fare una veloce colazione nel giardino all’esterno della stuga: succo d’arancia, pane, formaggio, un buon tè.

Un’ora dopo sono già in cammino. Il programma per i successivi due giorni è deciso, così come la meta: l’isola baltica di Öland.

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La strada è abbastanza buona: un giusto mix di rettilinei e tornanti, e un panorama eterogeneo ai lati, la rendono piacevole da percorrere. Certo, se qualche automobilista svedese imparasse a non “inchiodare” ad ogni cartello di limite massimo consentito, l’esperienza sarebbe leggermente più rilassante. Ma pazienza: il profumo del mare che comincia pian piano ad entrare dal finestrino rassicura l’olfatto, e rende più appetibili gli ultimi chilometri che mi separano da Kalmar, punto di partenza continentale del ponte che unisce l’isola di Öland alla Svezia.

Lasciata la strada statale, l’Ölandsbro compare quasi all’improvviso: il ponte, lungo sei chilometri, offre all’occhio una vista più unica che rara, scavalca comodamente lo stretto sul Baltico, e in pochi minuti porta a Färjestaden, una delle cittadine più popolose di Öland.

L’obiettivo di questa prima e veloce visita all’isola è quello di percorrere tutta la sua costa: l’itinerario del primo giorno, confinato alla parte centro-meridionale, comincia con la pausa pranzo in una piccola spiaggia abbastanza affollata. La prima impressione che ho del posto, a dire il vero, non rispecchia l’aspettativa che mi ero creato: c’è parecchio movimento, natura scarna, e niente di particolarmente interessante. Mi ricrederò ben presto: qualche chilometro più avanti ecco una delle tante riserve naturali dell’isola. La vegetazione diventa improvvisamente florida, colorata e abitata da un enorme quantità di specie animali, farfalle e coccinelle in testa.

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E cominciano pian piano a comparire anche le tracce del passato, più o meno remoto: una delle steli vichinghe più vecchie di Svezia, si trova qui, tra Färjestaden e Mörbylånga.

La strada principale scorre veloce ma, a parte una lunghissima serie di vecchi mulini a vento che popolano i suoi lati, è abbastanza monotona: diventano molto frequenti le deviazioni nelle strade minori, tra campi di grano che sfociano nel mare, piccoli villaggi bucolici, grandi fattorie e pascoli di pecore. L’aria è particolare: è assolata ma allo stesso tempo pungente, profuma di mare ma non di salsedine, è leggera ma a tratti appesantita da una complicata ricetta di aromi. La differenza di ambiente tra Öland e Småland è molto marcata.

...e due pecore

Tempo qualche ora, e la prima tappa ufficiale del viaggio a Öland si materializza: superate le cosiddette “mura di Karl X Gustav”, l’estremo meridionale dell’isola è occupato dalla riserva naturale di Ottenby. Un posto spettacolare. Il grande pascolo, attraverso il quale passa la strada, si assottiglia sempre di più sino a che il Baltico, dopo aver abbracciato l’intera isola, si riunisce diventando mare aperto. L’ultimo fazzoletto di terra fa da base ad un maestoso faro: la vista che si gode dalla sua cima è emozionante, ed attira numerosi fotografi più e meno professionisti.

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Gli animali sono i protagonisti dello scenario: sono tantissime le specie volatili che popolano il cielo, e altrettante sono le foche che si godono il sole stese su qualche scoglio del largo.

Rimarrei ancora ore ma, dopo una lunga passeggiata per la battigia di ciottoli, si è fatto tardi. Il forte vento che comincia a sconfiggere la mia maglia invernale mi riporta nella strada principale, costa est, direzione nord. E’ veramente un peccato non potersi fermare ovunque: mio malgrado, sono costretto ad ignorare lo svincolo che mi avrebbe portato al borgo di Eketorp, un villaggio medievale interamente ricostruito. Nella mia mente so già che la parte meridionale di Öland, patrimonio dell’Unesco nel suo intero, sarà una meta da visitare dettagliatamente nel prossimo futuro.

La destinazione finale della giornata è Borgholm, la città più importante dell’isola: all’arrivo, non rimane altro che prendere una stanza in albergo e mangiare qualcosa. Non prima, però, di aver ammirato il tramonto dal porto della cittadina.

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