Håkan Juholt

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Äntligen, Juholt!

Äntligen, finalmente. Håkan Juholt, leader del Partito Socialdemocratico svedese, ha quest’oggi rassegnato le dimissioni dall’incarico. Una scelta obbligata, una decisione saggia benché parecchio tardiva: in appena dieci mesi di operato, esclusa la primissima fase del mandato, Juholt non è riuscito a risollevare le sorti del suo Partito, ormai da qualche anno non più in grado di rispondere efficacemente alle domande dell’elettorato svedese.

Håkan Juholt

Håkan Juholt

Viceversa. Alcuni sondaggi (di cui parlai qui) hanno impietosamente dimostrato quanto sia diminuito il consenso nei confronti di Socialdemokraterna negli ultimi mesi: un risultato storicamente negativo, equiparabile soltanto alla pesante crisi vissuta dal Partito negli anni Settanta.

Colpa del solo Håkan Juholt? Probabilmente no. Ma le varie vicende – soprattutto extraparlamentari – che hanno coinvolto l’ormai ex ordförande hanno giocato un ruolo decisivo e determinante. A dimostrare un sempre maggiore scetticismo non è stata soltanto la base del Partito, ma anche numerose ed importanti personalità al suo interno: per un lungo periodo si è cercato di insabbiare, in modo molto diplomatico (aspetto tipicamente svedese), il crescente discontento. Ma il vaso era ormai colmo: a poco è servito il tour di riparazione fatto da Juholt in tutta la Svezia, a niente l’ultimo disperato tentativo di rassicurazione esauritosi ieri sera.

Il percorso da intraprendere nei prossimi giorni è ancora altamente incerto: è la prima volta in assoluto che il Partito Socialdemocratico svedese si trova ad affrontare le dimissioni del proprio leader. Anche a livello statutario mancano delle precise regole in materia: la soluzione dei vari cavilli, presumibilmente, arriverà alla fine della prossima settimana. L’esigenza di eleggere quanto prima un nuovo leader è estremamente urgente: il terreno perso è stato tanto, il distacco elettorale dai partiti al governo è preoccupante, e la democrazia svedese – come ogni democrazia – ha bisogno di un leader e di un’opposizione competente, realista e di alto livello, di un leader e di una opposizione che possano costituire, almeno sulla carta, una valida alternativa di governo. Elementi che da qualche anno mancano (anche) da queste parti.

Sinistri

Qualche settimana fa, qui in Svezia, è scoppiato un enorme scandalo politico: si è scoperto che il nuovo leader del Partito Socialdemocratico svedese, Håkan Juholt, ha percepito l’intero rimborso spese per l’affitto del suo appartamento, quando invece – convivendo con la compagna che diritto a rimborsi non ha – avrebbe dovuto beneficiare della metà. Risultato? La credibilità e l’appeal del principale partito d’opposizione (e, sino alle scorse elezioni, sebbene di pochissimo, il più forte partito di Svezia) sono crollati ai minimi storici. Non che il trend fatto registrare negli ultimi anni fosse di per sé confortante, ma la scelta di Juholt come ordförande e – successivamente – le vicende che lo hanno coinvolto, hanno fatto precipitare la situazione.

Håkan Juholt

Håkan Juholt

Oltre alla vicenda dell’appartamento (si dice che il baffuto Håkan dovrà restituire al fisco circa 160.000 corone), è stata assurda – a mio parere – la scelta di non presentarsi ad un dibattito televisivo con i leader degli altri partiti del Parlamento. Il motivo è presto detto: visto che lo studio che ospitava il dibattito era stato diviso in due (una parte era riservata ai leader dei partiti al governo, l’altra a quelli dell’opposizione), Juholt ha disertato l’incontro perché al suo fianco avrebbe avuto il portavoce di Sverigedemokraterna (il partito di estrema destra salito alla ribalta delle cronache internazionali in occasione delle ultime Politiche svedesi). Ovviamente non bisogna farsi vedere in cattiva compagnia (e forse, soprattutto, non bisogna rendere evidente quanto alcune idee dei due partiti siano simili).

Ah già: tanto per farsi ancora più del male, pare che il nostro Håkan abbia recentemente dichiarato quanto gli sia difficile ed arduo alzarsi dal letto la mattina, aggiungendo che lo fa solo perché deve. E poi si dice che la sinistra italiana sta male: non è che quassù se la passa poi tanto meglio…