Capodanno

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Indietro nel tempo – Prima Parte

Età media 60 anni: le hostess di questo volo avranno migliaia di ore alle spalle, ma la loro accoglienza è cordiale e gentile. L’inglese che esce da sopra le nostre teste e che invade la cabina quasi vuota è un qualcosa di mai sentito prima, ma i muffins al rabarbero offerti a bordo non sono affatto male. Il mio viaggio comincia così, quando una giornata sta per concludersi: tempo di ritirare i bagagli, spostare di un’ora in avanti le lancette dell’orologio, prendere un taxi sino all’albergo, puntare la sveglia, dormire.

In partenza dal binario 10

In partenza dal binario 10

Sonnecchia ancora, Vilnius, quando la mia sveglia suona. Una doccia per dimenticare le troppo poche ore di riposo e poi via, verso la stazione: al binario 10 c’è un treno che mi aspetta. La capotreno non sorride, chiede i passaporti e ne osserva soltanto la copertina, con L. ci scambiamo uno sguardo d’intesa: la nostra piccola avventura è solo all’inizio.

Di treni vecchi ne ho visto e provati un po’, quindi non mi scandalizzo più di tanto. La mia compagna è ovviamente più perplessa, ma il nostro amico aveva detto di prepararci ad un salto indietro nel tempo. Non aveva torto. Con un sottofondo musicale per niente rilassante, alle 6.42 puntuali il treno salpa per un mare di neve e di ignoto.

La carrozza

La carrozza

Le dogane da attraversare sono due: i primi controlli sono veloci ed indolori; i secondi sono molto più dettagliati ed angoscianti, ma tutto va per il meglio: i visti sono regolari, i piccoli moduli che abbiamo compilato sono corretti e l’assicurazione sanitaria potremo acquistarla al nostro arrivo a destinazione. L’atmosfera nella carrozza si rilassa: due signore poco più avanti fanno un cruciverba a voce sostenuta, qualcuno legge il giornale, qualcuno dorme. La capotreno che non sorride grida un qualcosa come “tchai” e “kofe“: capiamo che possiamo riscaldarci l’anima con qualcosa di conosciuto, ma subentra un problema.

Una stazione intermedia

Una stazione intermedia

Nelle nostre tasche c’è qualche soldo lituano, qualche corona svedese, qualche euro: niente che venga accettato in questo treno di quarant’anni fa. Soltanto la gentilezza di una coppia di mezza età seduta accanto a noi capisce il nostro dramma: i due te offerti non sono il massimo, ma il gesto ha sicuramente riscaldato più di quell’acqua colorata. Il viaggio continua, lento, incerto, su uno scartamento di 1520 mm, ma manca poco: ancora qualche stazione di campagna e poi ci siamo: back in the USSR.

Nevica, nevica, nevica: Minsk ci accoglie nelle sue strade bianche e ghiacciate; il nostro amico nel suo appartamento superiscaldato. Mangiamo qualche pepparkakor al cappuccino, beviamo un succo di betulla, ci riposiamo un po’. Per pranzo ordino bielorusso: pancakes di patate con una salsa di funghi e cipolle. Non male. E’ il 31 dicembre e la città si prepara ai grandi festeggiamenti della sera: pare che il capodanno, da queste parti, sia la festa più sentita in assoluto. Anche noi ci prepariamo alla ricorrenza: abbiamo prenotato un tavolo in uno dei pochi posti occidentalizzati della città, Friday’s. La cena non è ottima, ma il vino e la vodka aiutano a mandar giù il boccone.

Russi che intonano l'inno

Russi che intonano l'inno

Poco prima delle 23 locali si accendono i televisori: in diretta da Mosca c’è il discorso di fine anno di Medvedev, seguito dall’inno che fu  – almeno nella musica – sovietico. Ci uniamo ai numerosi russi presenti nel locale e festeggiamo il “primo” capodanno. Il rituale si ripete un’ora più tardi: discorso alla tv di Lukashenko e brindisi al 2011 appena arrivato sulle nostre teste. All’una ora locale decidiamo di uscire dal ristorante, senza giacca, con un bicchiere di champagne in mano: il conto alla rovescia in svedese ed un “gott nytt år” sono i nostri modi per salutare l’arrivo del nuovo anno nella nostra fascia oraria. La serata continua: musica anni Settanta e Ottanta, qualche altro bicchiere, un cheesecake abbastanza commestibile. Poi a casa: l’indomani c’è da dare da mangiare al gatto dell’ambasciatore svedese…