Aspettando settembre

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Aspettando settembre

Quando si avvicina settembre, nella mia testa succede qualcosa di strano: macino idee, stendo progetti, tornano vecchi entusiasmi. Provo un po’ la sensazione della scuola che ricomincia, di un anno vecchio che si chiude e di uno nuovo che si apre: forse è tutto retaggio degli anni passati dietro ai banchi. O forse è quella traccia di paganesimo bucolico che sempre mi ha accompagnato: la lingua sarda forse non sbaglia tanto chiamando il mese di settembre “cabudanni“, capodanno.

Settembre è quindi un mese di bilanci: cose fatte, cose non fatte, cose da fare. E questo è un periodo di rewind e replay mentali di scene di vita vissuta, di cui – tutto sommato – non ci si pente. Almeno per il momento. Mi stupisco comunque sempre quando penso alla strada che ho fatto negli ultimi dieci anni: ho macinato chilometri di esperienze positive e negative, conosciuto persone e culture, cambiato case e città, imparato nuove lingue, studiato e lavorato. Ho fatto cose che non avrei mai immaginato di fare: ripensarmi a Cagliari, dieci anni fa, con il mio giro di amicizie ed interessi, con la mia macchina, i miei libri e i miei cd, mi fa uno strano effetto. Se all’epoca qualcuno mi avesse predetto il futuro, dicendomi “sai, tu fra dieci anni sarai così, abiterai lì, vivrai cosà…”, avrei accolto il responso con un convinto “Impossibile!”.

In ogni caso ora sono qui: la nostalgia per certi periodi del mio passato si fa sentire. Ma la curiosità per il futuro è ancora più grande. Anche se forse, a volte, poter fermare questo tempo che scorre troppo troppo veloce, non sarebbe proprio una cattiva idea.