Alliansen

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Fine dell’Alleanza?

Da poco, una persona che legge questo blog mi ha domandato il perché mi piacciano i Socialdemocratici svedesi. Io ho risposto che no, non mi piacciono, ma se quando parlo di politica li cito molto spesso è perché: 1) hanno scritto – quasi da soli – tantissime pagine della recente storia politica svedese; 2) la società civile svedese – a prescindere dalle singole preferenze elettorali – è (stata) profondamente plasmata dalla socialdemocrazia da innumerevoli ed insospettabili punti di vista; 3) quello Socialdemocratico rimane uno dei due partiti più importanti della scena politica; 4) qualsiasi democrazia che si rispetti ha bisogno di un’opposizione forte, propositiva e decisiva: un qualcosa che alla Svezia, ultimamente, è mancato.

Detto questo, la nomina del nuovo portavoce Löfven ha portato i suoi effetti, com’era più che prevedibile: alcuni recenti sondaggi vedono il partito Socialdemocratico recuperare quel terreno inesorabilmente perso nel periodo di reggenza Juholt. Löfven, in particolare, ha superato persino il primo ministro Fredrik Reinfeldt in termini di fiducia e credibilità. Inoltre, la ex coalizione “rosso-verde” (all’opposizione) avrebbe concrete possibilità di vincere le elezioni se si votasse oggi. Tutti dati in notevole controtendenza rispetto a quelli a cui i vari sondaggi avevano abituato negli ultimi mesi.

I leader di Alliansen

I leader di Alliansen, da sinistra: Göran Hägglund (KD), Jan Björklund (FP), Annie Lööf (C), Fredrik Reinfeldt (M)

Le ragioni di tutto ciò sono varie. Löfven ha sicuramente portato aria nuova all’interno del partito Socialdemocratico e dell’opposizione: il “terreno recuperato” è probabilmente legato al fatto che tanti “figli prodighi”, eliminato il problema Juholt, abbiano deciso di tornare nella casa della rosa rossa. Stessa cosa si può dire in riferimento al Partito della Sinistra, con la nomina di Jonas Sjöstedt a portavoce (ne parlai anche qui).

In tutto questo, però, l’elemento nuovo e più importante riguarda Alliansen. Nelle ultime settimane i contrasti fra i quattro partiti della coalizione al governo si sono notevolmente esacerbati. Le questioni più rilevanti in questo senso sono state due:

1) il progetto Simoom, secondo cui l’istituto di ricerca del Ministero della Difesa svedese (FOI) – organismo ovviamente statale – avrebbe programmato, in cooperazione con importanti aziende svedesi, di installare una fabbrica di armamenti in Arabia Saudita. La legge svedese vieta esplicitamente qualsiasi export di materiale bellico, sia in direzione di regimi democratici, sia in direzione di dittature: tuttavia, la Svezia è uno dei maggiori produttori (ed esportatori) mondiali di armi, ed il progetto saudita – giustificato e appoggiato dal primo ministro Reinfeldt – ha sollevato numerose critiche anche tra le fila del Governo: una delle voci contrarie è stata quella del leader di Folkpartiet, nonché Ministro dell’Istruzione, Jan Björklund.

2) il dibattito sull’inseminazione artificiale per donne single ha ugualmente diviso la coalizione di centrodestra. Alla importante apertura fatta registrare da Moderaterna, Folkpartiet e Centerpartiet – unanimi nel voler modificare l’attuale legge per poter così consentire l’inseminazione artificiale anche alle donne single –  si è contrapposta la dura opposizione del Partito Cristianodemocratico.

A ciò, si aggiungono anche altre questioni più o meno spinose, tra cui spiccano i dibattiti su disoccupazione giovanile, questione palestinese ed euro. La solidità dimostrata negli ultimi anni da Alliansen non sembra più così sicura: ovviamente non sono i sondaggi a fare i governi ma le politiche messe sul piatto, e le prossime elezioni sono ancora lontane. Ma l’impressione è che – benché sia troppo prematuro per dirlo – ci possa già essere una leggera traccia di inversione di tendenza nella politica svedese. Vedremo quali saranno gli sviluppi.