7 aprile 2017

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Stoccolma, 7 aprile 2017

Attentato a StoccolmaDa avantìeri, 7 aprile 2017, ho una nuova ferita nella mia anima. Una di quelle ferite che smetterà forse di sanguinare, ma che lascerà una cicatrice indelebile, perenne, sempre lì davanti agli occhi, pronta a ricordare quello che è successo. Una nuova ferita, della stessa sostanza che ha macchiato Drottninggatan e tutta la città di Stoccolma, la mia città.

Quello che ho provato in quelle ore rimarrà un mio segreto. Il dolore può essere reso pubblico solo in parte. Quello che provo adesso è tanta tristezza, ma è una tristezza che nasconde in sé una forza mai sentita prima, una forza che ha sconfitto e sconfiggerà la paura. Sì, perché da avantìeri mi sento più forte, anche se ancora non riesco a spiegarmene il motivo.

Sapevo che un fatto simile sarebbe prima o poi capitato anche a Stoccolma. Sapevo che con buona probabilità sarebbe successo proprio in quel punto della città. Sapevo e avevo paura: per i miei affetti, per i miei amici, per me. Io ero lì qualche minuto prima. A qualche minuto dal vedere materializzarsi quella paura. Paura che adesso non sento più.

Sono più forte e vado avanti. E con me tutta Stoccolma. Dalla frenesia e dalle lacrime delle prime ore si è passati all’incredulità e al silenzio, ma presto si tornerà a parlare e sorridere. Come prima, ma sicuramente in modo diverso.

Ho sentito e letto di tante storie di solidarietà, di persone che hanno aperto le loro case a sconosciuti, di gente che ha messo in pericolo la propria vita. Cose normali ma non del tutto scontate. Voglio credere che da ciò che è accaduto impareremo tutti qualcosa. Voglio credere che tanti (compreso me) cominceranno a dare un nuovo peso alle cose della vita e che Stoccolma diventerà un posto migliore.