Scene d’estate

Quando fa un caldo così, qui in Svezia, l’unica cosa da fare è trovare un lago, portarsi qualcosa da leggere e da mangiare e approfittare della temperatura mite dell’acqua. Uno spettacolo fare il bagno alle dieci di sera!

Di ricordi e passaporti

Ricordo, da bambino, d’inverno: ero affascinato dal clima rigidissimo del Nord Europa. Guardavo e riguardavo la pagina del televideo RAI, quella delle temperature estere. Chissà se c’è ancora. Ricordo i -15, – 20 di Stoccolma. Facevo i paragoni con Cagliari e mi rattristavo: in questa cavolo di città non nevica mai, ma proprio mai, pensavo.

Ricordo i Mondiali del 1994. Non so nemmeno il perché, ma ero affascinato dai colori della Svezia, di quella Svezia. Sarà forse perché ero incuriosito dalla treccine di Larsson, o perché avevo la figurina di Brolin che allora giocava nel Parma, o perché in porta c’era uno che di nome faceva Ravelli, uno dei pochi a non avere la desinenza “-sson” nella maglia. Credo di essermi visto tutte le partite di quella squadra, di quella storica galoppata di cui ancora si parla da queste parti.

Ricordo quando ho scoperto che gli ABBA, Europe e Roxette erano svedesi. Confesso di esserci rimasto un po’ male.

Ricordo una delle prime auto che ho guidato, la Volvo 240 di mio padre.

Ricordo quando ho cominciato ad interessarmi al famoso modello svedese, nei primi anni di università.

Ricordo quando è stata assassinata Anna Lindh: lo ricordo bene, perché in quel periodo avevo letto un saggio su Olof Palme e la coincidenza era incredibile.

Ricordo quando ho incontrato una ragazza svedese. Anche lì sono rimasto affascinato, e lo sono tuttora visto che continua a sopportarmi.

Ricordo la mia prima volta all’IKEA, a Bologna: le mie prime köttbullar e le prime aringhe alla senape.

Ricordo quando il treno da Copenhagen, dove allora studiavo, passò l’Öresund e toccò il suolo svedese. Fu emozionante.

Da lì sono successe tante, tantissime cose. Questo Paese mi ha adottato, mi ha fatto crescere, non mi ha fatto mai pentire delle scelte che ho fatto. Questo Paese, da qualche giorno, è indelebilmente anche il mio: sono diventato un suo cittadino a tutti gli effetti.

Voglia di Sardegna (?)

Certo, le giornate gloriose delle ultime settimane hanno fatto bene. E certo, se – come sembra – anche la prossima settimana offrirà sole e caldo a volontà, non ci sarà di che lamentarsi. Così come non mi lamento della giornata in barca di quest’oggi, in giro per l’arcipelago di Stoccolma.

Ma il mare della Sardegna ed anche i mille gradi all’ombra di Cagliari, a volte, mi mancano.

Vietato parcheggiare, terza puntata

Qualche anno fa, esattamente in questo post, parlavo di due multe ricevute nel giro di poco tempo. Le regole sono regole, dicevo, quello a sbagliare ero stato io.parcheggio10m

Beh, ecco, ci risiamo. Qualche giorno fa è arrivato un nuovo tagliandino giallo e impermeabile sul parabrezza dell’auto. Questa volta la botta è stata di 1000 corone (un po’ meno di 110 euro). Il motivo? Ho parcheggiato in prossimità di un incrocio a T, sul lato opposto e a meno di dieci metri dall’angolo dell’incrocio stesso (i metri di distanza erano circa otto, ad occhio e croce). Ovviamente la macchina non intralciava in alcun modo né il transito, né – meno che mai – la visuale. Ma poco importava.
Le regole sono regole, ripeto. Ed a sbagliare (seppur inconsapevolmente) sono stato nuovamente io. Ma a volte la rigidità di questo Paese proprio non la sopporto!

Un nuovo viaggio

stockholmaniaPer chi è appassionato di Stoccolma e di Svezia, ma anche per chi durante il prossimo viaggio da queste parti desidera prenotare una guida turistica della città, è da qualche giorno online questo nuovo sito. C’è ancora un po’ da fare, ma ogni nuovo viaggio comincia con un piccolo passo.

Essendo io il principale responsabile del nuovo progetto, non so se avrò molto tempo in futuro per scrivere su questo blog (già abbastanza trascurato negli ultimi mesi), ma vedremo. Ringrazi0 comunque di cuore tutti quelli che mi hanno seguito in questi anni, quelli che continuano a seguirmi, e quelli che vorranno farlo nel nuovo sito. A presto!

Federico

 

Dalla Russia con amore

Piazza Rossa

La Piazza Rossa: Cattedrale di San Basilio, Cremlino, Mausoleo di Lenin

E poi un giorno ti svegli, ti affacci alla finestra, e milioni e milioni di auto sfrecciano – come formiche impazzite – in una prospettiva di sei corsie, lunga chissà quanti infiniti chilometri.

Buongiorno Mosca!

Sino a ieri un grosso punto sulla carta geografica, lì in alto a destra. Un mistero lontano, studiato nei libri ma scoperto ancor prima nei telegiornali effetto seppia degli anni Ottanta: io bambino, dall’altra parte la fronte maculata di Gorbačëv, simbolo di qualcosa che ancora non capivo ma che avvertivo immenso.

Il traffico di Mosca

Il traffico di Mosca

Ricordo il 3 ottobre 1993. Ero davanti alla tv quando i carri armati bombardavano la Casa Bianca, sede del Soviet Supremo russo. Ora sono qui. Bevo un drink nel bar della Mercedes, all’ultimo piano di uno di quei grattacieli gotico-staliniani che occupano lo skyline di Mosca. La Casa Bianca è di fronte a me, intatta. Svetta luminosa in questa galassia terrena. Quante cose sono successe là fuori, penso…

Mosca è una di quelle città in cui passato e presente si fondono indiscriminatamente, in un amalgama di edifici, etnie, abbigliamenti, odori, stili di vita. Mosca è il riflesso delle insegne di McDonalds sulle falci e martello che ancora danno mostra di sé. Mosca è uno scontro di ideologie: è il risultato di un crash terribile tra una povera e semplice tradizione ed un sempre più prepotente consumismo, fatto di grandi firme e di prezzi improponibili.

Metro

Una delle stazioni metro di Mosca

Mi aspettavo, lo confesso, qualcosa di diverso da questa città. Temevo che il senso di oppressione provato a Minsk qualche anno fa potesse farla da padrone anche qui. Temevo di sentirmi minacciato da un ambiente poco amichevole, spaventato dai più o meno recenti episodi di confine. E invece no: ho trovato gente cordiale e disponibile, che vive in una sorta di calma apparente. Ho trovato una città attiva, abbastanza pulita, grigia e verde allo stesso tempo, estremamente trafficata.

SUV e monovolume si muovono a milioni in un silenzioso, rapidissimo, micidiale caos. Le auto incolonnate misurano chilometri: si superano, tagliandosi la strada, spesso si scontrano. Impossibile essere pedone, se non nei sottopassaggi, nelle zone tra una prospettiva e l’altra e nei punti più simbolici della città.

Come nella Piazza Rossa, ad esempio. Grande sì, ma – come spesso accade – non così grande come avevo immaginato. Il colpo d’occhio è comunque emozionante: il Cremlino con le sue chiese ed i palazzi del potere, la Cattedrale di San Basilio, il Mausoleo di Lenin, l’immenso GUM. Mi sento al centro di una cartolina di altri tempi.

Mosca - Parco Gorky

“I follow the Moskva down to Gorky Park listening to the wind of change”

Complice anche il tempo clemente, tra autentiche “nevicate” di semi di pioppo, mi perdo tra le strade dell’Arbat, mangio azerbaigiano, turco e russo, faccio una passeggiata negli “Stagni del Patriarca” (laddove comincia “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov) e, tra una stazione metro ed un’altra (vere gallerie d’arte), faccio una capatina nel famoso Parco Gorky. La gente si diverte, balla a ritmo brasiliano, mangia un gelato, si riposa, ride. Anche a Mosca è arrivata l’estate.

Le cose da fare e vedere sono tante in questa città e tre giorni sono pochi. Ma come primo assaggio va bene così.