Un salto in Olanda

Den Haag - Il Parlamento olandese

Den Haag – Il Parlamento olandese

La temperatura è prossima allo zero: piove, nevischia, nevica. Un forte vento soffia da sud-ovest, penetra nei vestiti, disfa i capelli, picchia di ghiaccio il viso. La prima immagine che mi regala l’Olanda, non appena atterro a Schipol, è proprio questa. Per un attimo rimpiango il clima di Stoccolma, il che è un tutto dire.

Prendo un treno ed in poco più di quaranta minuti sono a Den Haag, L’Aia per gli italofoni. La tranquillità ed il silenzio che si respirano nelle sue strade è quasi surreale: la città non sembra essere affatto il nucleo della vita politica dell’intera Olanda; né tantomeno sembra rispecchiare – per quanto è calma – quel prestigio internazionale che la presenza di corti giudiziarie, Nazioni Unite e sedi diplomatiche continuano a garantirle. In poche ore visito il centro cittadino, il Gemeente Museum (che ospita temporaneamente alcuni capolavori di pittura fiamminga del più celebre museo Mauritshuis), l’imponente Palazzo della Pace, la piccola China Town (specchio della particolare multietnicità dei Paesi Bassi) ed un ottimo ristorante in cui mangio satè di manzo con arachidi, crauti e patate. Niente di più azzeccato.

Delft - La chiesa nuova

Delft – La chiesa nuova

Con la guida di alcuni parenti olandesi di mio suocero visito Delft, la città che ha dato i natali ad Ugo Grozio, Jan Vermeer ed alle famose maioliche bianche e azzurre. Avrei bisogno di un po’ più di tempo (e di autonomia) per apprezzarne l’atmosfera, ma pazienza: visito la Chiesa “nuova” (che ospita il mausoleo di Guglielmo d’Orange, nonché la cripta della famiglia reale olandese), faccio qualche foto alla Piazza del Mercato, assaggio le bitterballen e bevo una birra. Un passaggio in un altro ristorante e poi tutti a casa: il giorno successivo ho un treno per Amsterdam.

Nel mentre mi accorgo di quanto la lingua svedese mi aiuti a capire quella olandese. Ma solo quando la leggo: la comprensione orale è pressoché impossibile! Mi accorgo anche dell’estrema densità di popolazione di questo Paese: distanze tra le città veramente minime, ma una quantità impressionante di auto e mezzi pesanti nelle autostrade e pochissimi spazi non edificati ai lati delle carreggiate.

Amsterdam

Amsterdam. Nella capitale pioviggina, il che non stona con l’onnipresente acqua dei canali, benché sia parecchio fastidioso. Il clima non mi impedisce di perdermi tra vicoli semicircolari, ponti, edifici rinascimentali, case galleggianti, imbarcazioni, mercati dei fiori, piazze, torri, vetrine a luci rosse: il tutto è accompagnato da un intenso odore di hashish che si sfoga dalle porte dei coffeeshop e dal vibrare perenne delle catene di migliaia di biciclette che si sfiorano, incrociano, urtano. La città è una fusione di tante anime diverse, amalgamate dalla storia e dalla prosperità dei giorni migliori, ma anche dalla geografia e dal decadimento: le sue case strette e pendenti, eleganti, dagli interni di lusso, contrastano con i quartieri più popolari: questa città mi ricorda – a seconda delle zone – un po’ Berlino, un po’ Copenhagen, un po’ Göteborg (città, quest’ultima, amministrata interamente dagli olandesi durante la prima metà del 1600).

Ma Amsterdam è, per me, anche altro: è il museo Van Gogh (ospitato temporaneamente all’Hermitage) e la casa di Anne Frank. Due posti che, per tutta una serie di ragioni che non sto a spiegare, mi rimarrano ben impressi nella mente. L’ultimo giorno di permanenza nella Venezia del Nord è bagnato da un sole quasi primaverile che illumina di vita i primi bucaneve. Tutto ciò rende ancora più spiacevole dover riprendere l’aereo e fare rotta per la Svezia. Ma l’Olanda è vicina, è affascinante, è sicuramente da visitare con più calma (e forse in un altro periodo dell’anno): ci tornerò, prima o poi.

2 Comments to Un salto in Olanda

  1. Stefania ha detto:

    Quanto mi piacerebbe fare un salto in Olanda, ma non in questa stagione.

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