Sono arrivato qualche secondo dopo, il treno era già fermo, immobile, con il primo vagone appena all’inizio della banchina della stazione. Inizialmente credevo che il conducente stesse seguendo delle direttive di routine, che stesse rispettando la segnaletica. Passa un minuto e comincio a pensare ad un problema tecnico: alcune vetture della metropolitana di Stoccolma sono vecchie di quarant’anni, i guasti sono all’ordine del giorno, mi dico. Sono in ritardo, sono le 17.20 e alle 18 devo essere dall’altra parte della città. Mi avvicino al treno con l’intenzione di domandare al conducente la natura del problema: lui è al suo posto, all’interno della cabina, apparentemente tranquillo. Dal primo vagone una persona si sporge dal finestrino e parla con una signora in piedi sotto la pensilina: tutte le porte sono ovviamente bloccate, i due terzi del treno sono fisicamente fuori della stazione, senza banchina non è consentito scendere. Mi intrometto nel discorso. Chiedo cosa sia successo: la signora in tono grave mi dice: “c’è qualcuno sotto il treno!”. Mi sento impallidire, un groppo annoda il mio stomaco, faccio un passo in più e lo vedo, quel qualcuno sotto il treno. C’è una calma piatta, surreale, un silenzio che mi stordisce, un silenzio assordante. I battiti cardiaci aumentano di intensità, li sento nel petto e nella testa. Cazzo, c’è un uomo sotto il treno e nessuno fa niente? Dice niente? Prova niente? Il conducente rimane seduto nella sua cabina. Forse non può abbandonare il suo posto, mi dico. Sicuramente è così. All’improvviso l’aria viene tagliata da un incredibile frastuono di sirene: arrivano degli uomini vestiti di giallo fluorescente, scendono dalla banchina con in mano una tavola spinale rossa, in silenzio. Arrivano altre persone: due poliziotte, alcuni vigili del fuoco. Vado via, prenderò un autobus da una fermata poco distante. Vado via mentre arriva un’ambulanza, altre pattuglie di polizia, altri vigili del fuoco. Vado via ed una signora mi domanda cosa sia successo: “c’è qualcuno sotto il treno!”, dico io. Sembra un film. Trascorro il viaggio in autobus in preda ai pensieri più tristi: da queste parti si sentono spesso storie simili. Lanciarsi contro un treno in movimento o saltare nel vuoto da Västerbron sono purtroppo soluzioni simili nella loro disperazione e tragicità.
A Stoccolma piove come da tanto non pioveva: l’acqua scioglierà il ghiaccio, ma anche le tracce di morte da quel binario maledetto.
























Queste sono eventi terribili, che non possono lasciare insensibili le persone… Mi spiace che abbia dovuto affrontare questa situazione!
Purtroppo sono cose che capitano…
Ho imparato ad odiare la metropolitana proprio per questo motivo. Non ho mai visto una persona sui binari, ma quando andavo all’università capitava di sentire di suicidi. Spesso erano ragazzi come me, ragazzi che, tutti i giorni, prendevano la mia stessa metro per arrivare allo stesso ospedale. Probabilmente frequentavamo anche le stesse lezioni; in almeno un caso è sicuro. Non ti so dire quanto spesso capiti, dal momento che certe cose ti sconvolgono talmente tanto che anche una volta in tutta la vita è troppa. Però succede, purtroppo, ed io non posso fare a meno di associare la metropolitana (e in larga parte anche l’università) alla disperazione e alla morte. Sarò esagerata, ma non posso proprio fare a meno di sentirmi in trappola in quei treni.
Mi dispiace davvero per ciò che dici.