Indietro nel tempo – Seconda Parte

Entro in casa sua e do da mangiare al suo gatto prima ancora di conoscere lui: l’ambasciatore svedese di stanza a Minsk è fuori città e l’amico che ci ospita – un funzionario dell’ambasciata svedese in Bielorussia – è stato incaricato di alimentare il povero felino rimasto solo a casa. Peccato che il nostro amico abbia letteralmente terrore dei gatti, e che anche L. non sia molto abituata a certe incombenze: la scelta ricade ovviamente su di me, ma non è un problema. Non appena prendo in mano la scatoletta di cibo, quella piccola palla di pelo comincia a rotearmi attorno ed a saltarmi addosso: chissà quando è stata l’ultima volta che ha mangiato.

Ambasciata Svedese a Minsk

Ambasciata Svedese a Minsk

Fuori nevica fitto, il divano dell’ambasciatore è grande e spazioso e di fronte ad esso, caso strano, c’è un bel televisore al plasma da accendere. Con annessi tutti i canali svedesi (ma proprio tutti!). Ci guardiamo un film dei primi anni ’80, ma poi ci tocca andare: la neve continua a cadere, la pancia comincia a brontolare e la stanchezza a farsi sentire. Entriamo nel primo ristorante che troviamo: prendo una bistecca di maiale con patate ed un’insalata, più una birra della casa. In confronto alla cena del giorno prima non è il paradiso, ma nel purgatorio ci rientriamo abbastanza.

È tutto in ordine. Il traffico è lento e silenzioso, la gente sfida il ghiaccio dei marciapiedi e cammina silenziosa per la sua meta, decine e decine di operai ammucchiano con le pale i quintali di neve che continua a cadere, qualcuno si occupa di distruggere le numerose stalattiti di ghiaccio che pendono pericolose da tutte le facciate della città. E poi loro: poliziotti e soldati che squadrano chiunque appaia straniero, indagano con gli occhi il livello di sospetto, fermano chiunque faccia delle cose che è proibito fare. Come è successo a me: la mia colpa è aver fotografato il Palazzo Presidenziale, la residenza di Lukashenko. Alla richiesta in russo del soldato ho risposto in inglese ed ho obbedito come si conviene nelle dittature: la casa del Presidente non farà mai parte della mia libreria fotografica, ma poteva andarmi peggio. Al diavolo lui ed i suoi baffetti.

Particolare dalla Piazza d'Ottobre

Particolare dalla Piazza d'Ottobre

Strade larghe e lunghe abbracciano gli edifici di questa città, quasi interamente ricostruita dopo la Seconda Guerra mondiale: l’architettura e la pianificazione sovietica di stampo staliniano la fanno da padrone, ma l’occidente bussa prepotentemente alle porte di questo residuo di cortina di ferro. Ai palazzi grigi e mastodontici, si alternano edifici più fini e meno invadenti – come il Municipio e le numerose chiese ortodosse dislocate in tutto il centro – ma anche architetture un po’ più moderne, presenti nelle prime zone di periferia. Affascinanti i parchi, veramente bello il lungo fiume Svislach, numerosissime le statue nelle strade e nei marciapiedi, particolari alcuni scorci di paesaggio. Quasi surreali quelli notturni. Ambigua la cosiddetta “Città Vecchia”: un cumulo di palazzotti nuovi, di stile imprecisato, addensati in tre strade poco distanti dal centro. Passeggio e scatto foto, stando attento alle lastre di ghiaccio incredibilmente scivolose, ai cumuli di neve zuppi di sale, ma anche agli occhi indiscreti sempre in agguato: mi dicono che la città è piena di agenti in borghese del KGB (da queste parti i servizi segreti si chiamano ancora così), visti i recenti episodi di cronaca post elettorale.

Lenin davanti al Palazzo del Parlamento

Lenin davanti al Palazzo del Parlamento

L’Unione Sovietica qui non è mai caduta, e falce, martello e stella rossa catturano spesso il mio occhio stupito. Ci sono nei pochi souvenir in vendita da Gom (un’intricata rete di corridoi adibita a una sorta di centro commerciale), nei recinti dei cortili, nelle ringhiere dei balconi, in alcune decorazioni murali, nei palazzi, in qualche monumento. Ma non è tutto. Che il tempo si sia veramente fermato a qualche decennio fa lo si capisce dal nome di alcune strade e dalla presenza di alcune statue di sovietica memoria. Comincio a sentire dentro di me uno strano tipo di angoscia mai provato prima: è bello, alla sera, poter usufruire di una seppur lentissima connessione internet e guardare qualcosa su SVTplay.

5 Comments to Indietro nel tempo – Seconda Parte

  1. Stefania ha detto:

    Mi porti qualche cimelio di nostalgica memoria? Io non mi scandalizzo 🙂

  2. Morgaine le Fée ha detto:

    Un altro interessantisso post!
    L’episodio della fotografa é molto eloquente.

  3. gattosolitario ha detto:

    Ma come, il PresDelCons lo aveva definito il miglior presidente della storia della Bielorussia di tutti i tempi… come fare a non crederci. Visto che amici si ritrova!

  4. SuomItaly ha detto:

    Racconto interessante.
    Per quanto riguarda l’episodio della foto, ricordo di aver letto che anche in Gran Bretagna qualcuno ha avuto problemi a fotografare alcuni edifici pubblici. Forse ricordo male.
     

  5. Kata ha detto:

    Capodanno avventuroso 🙂 Non per caso la Bielorussia è l’unico paese europeo che non è ancora membro del Consiglio d’Europa e l’unico ad avere ancora la pena di morte.
    A me hanno chiesto di smettere di fare foto anche nel Systembolaget in Svezia, e solo due settimane fa in un negozio di vestiti a Vienna! (mentre fotografavo mia mamma, non i vestiti…) 🙂

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