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Söderut – 6

La stanchezza comincia a farsi sentire: i chilometri macinati, i posti visitati e le foto scattate, sono inversamente proporzionali alle ore di sonno dormite. La regola delle rimanenti giornate nello Småland è quindi solo una: unire all’utile il dilettevole, senza trascurare una buona dose di relax.

Si comincia con la visita di alcune vecchie chiesette della zona: prevalentemente risalenti al XVIII secolo, sono tutte molto simili. Struttura in legno, navata unica, abbastanza essenziali nelle decorazioni, questi piccoli luoghi di culto sorgono al centro dei rispettivi cimiteri. Inconsueta la posizione dei loro campanili: staccati e distanziati dagli edifici principali, furono così concepiti per evitare che le vibrazioni delle campane provocassero cedimenti e malaugurate stragi di poveri cristiani.

Tra una chiesetta e l’altra c’è tempo per darsi all’archeologia botanica: a Rumskulla vive una delle querce più vecchie d’Europa. Con i suoi  1000 anni e i 13 metri e rotti di altezza, è sicuramente uno spettacolo della natura che merita di essere visto; come del resto l’intera riserva in cui l’albero è collocato. Il clima è maturo, ed io non mi lascio sfuggire un’altra opportunità: i boschi sono zeppi di mirtilli neri, e madre natura, di certo, non si offende se gliene porto via qualche chiletto. Immersi nel gelato sono ottimi, parola.

I luoghi individuati per il salutare relax degli ultimi giorni nello Småland sono i laghi. Medio-piccoli, calmi, puliti, poco frequentati: l’ideale per divorare le pagine di un libro, per fare un bagno rigenerante e per concedersi al sole, bene prezioso da queste parti, in vista dell’inverno. Un bene prezioso che, di ritorno nella stuga, regala dei tramonti stupefacenti. In un’atmosfera simile, mangiare all’aperto è d’obbligo: raggmunk, bacon e marmellata di mirtilli rossi, compongono il piatto – prettamente smålänsk – della mia ottima cena.

E siccome sono bravo, in conclusione di questo penultimo post della serie, eccovi la ricetta del raggmunk: servono una decina di patate – né troppo grandi, né troppo piccole – che devono essere pelate e grattugiate a listarelle; due decilitri di farina; due cucchiaini di sale; cinque decilitri di latte; due uova; burro. Il procedimento è molto semplice, ed è pressoché uguale a quello usato per fare i pancakes: si mischiano – pian piano – la farina, le uova, il sale e il latte. Quando il tutto raggiunge una certa consistenza, è il momento di aggiungere le listarelle di patate. A quel punto non rimane altro che soffriggere – con il burro – le varie porzioni, senza esagerare con la cottura.

E per chi fa il migliore raggmunk…una settimana gratis nella stuga!

 



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